ANCHE LA SECONDA GIORNATA DEL FESTIVAL E’
ALL’
INSEGNA DELLA MIGLIOR MUSICA.
La seconda
intensa giornata di U.J. Winter qui ad Orvieto è
iniziata a mezzogiorno al museo Greco con il debutto
dell’ arpista colombiano Edmar Castaneda.
Attesissimo dal pubblico e presentatosi con suo
trio, con percussioni e trombone, il giovane
musicista ha dato ottima prova di sé, mostrandosi
sia un vero virtuoso del suo strumento,
assolutamente nuovo e inusuale nel jazz, sia vero e
talentoso improvvisatore, perfettamente capace di
reinterpretare sia standard notissimi come Spain o
Orfeo Negro, sia melodie prese dalla tradizione
latino americana, arricchendole con un flusso di
idee sempre fresco. Degno di nota e sorprendente il
suo strumento, l’ arpa tradizionale colombiana, dal
suono a cavallo tra una chitarra classica, un
contrabbasso e l’ arpa sinfonica, capace di nuances
espressive nuove e interessantissime. La giornata è
continuata con altri momenti in musica di grade
intensità, tra tutti da non perdere quello
presentato alle 17 da Gianpaolo Ascolese in
compagnia del gruppo Isoritmo nella suggestiva
cornice della sala del Carmine. Il progetto
multimediale puntava a presentare arrangiamenti
originali di musiche dei Beatles in un ambiente
visivo tale da contestualizzarle nel periodo storico
in cui furono create. Immagini e collages di
spezzoni di film che ritraevano da Marilyn Monroe a
Giovanni XXIII, da Che Guevara e Castro a Kennedy,
dai concerti dei Beatles stessi alle atrocità della
guerra del Vietnam, dalla pubblicità dell’ epoca
alle lotte operaie in Europa a Martin Luther King
scorrevano sul grande schermo, fondendosi
mirabilmente con le musiche dei Fab Four riviste e
reinventate con un linguaggio molto moderno,
caratterizzato dai suoni percussivi di mariba,
vibrafono, tubular bell, steel drum ecc. Il
risultato è risultato straordinariamente evocativo e
di grande bellezza, un modo nuovo e profondamente
giusto di rivedere e riascoltare il patrimonio
musicale lasciatoci dai quattro di Liverpool, che
certamente producevano e suonavano ciò che suonavano
perché profondamente calati nella realtà storica del
periodo.
Giovanni Serrazanetti